Capitolo 3

UNA FERROVIA DA PIACENZA AL MONTE PENNA

 

            In epoca napoleonica il versante ligure e quello emiliano della foresta del Penna furono riuniti e posti sotto il controllo della Prefettura di Chiavari.

            Con la Restaurazione il versante ligure passò al Re­gno di Sardegna e divenne demaniale, il versante emiliano passò al Ducato di Parma e Piacenza. Da allo­ra la parte ligure della foresta non divenne più proprie­tà privata, mentre quella emiliana fu ceduta a privati nel 1853, restò ai privati fino al 1956 e conobbe una storia assolutamente singolare di sfruttamento industriale delle risorse boschive e minerarie.

            Sviluppatasi lungo l’arco di un secolo, la storia dello sviluppo economico del versante emiliano del Penna ebbe inizio il 1° settembre 1852, quando con un atto amministrativo stipulato dal Ministro di Stato per il Dipartimento delle Finanze Marco Aurelio Onesti il duca di Parma Carlo III affittò al conte Alessandro di Adhemar, già concessionario delle saline di Salsomaggiore, le miniere di Ferriere e la selva del Penna per anni quaranta a partire dall’11 novembre 1853 al prezzo di lire 6000 all’anno più un quattro per cento sul ricavo delle attività minerarie e forestali (1).

L’accordo rientrava nel più vasto ambito di un piano di ammodernamento e rilancio  di tutto il settore minerario (2): col Decreto Sovrano del 21 giugno 1852 n. 244 Carlo III, anticipando il diritto minerario di tutti gli Stati moderni, aveva infatti appena sancito il principio secondo cui le miniere sono una ricchezza dello Stato e devono essere destinate alla pubblica utilità.

Il decreto, modificando lo status giuridico del sottosuolo minerario da privatizio a pubblico e demaniale e sancendo il principio secondo cui le ricchezze minerarie appartengono allo Stato, fu il primo del suo genere in Italia e servì poi da modello per successivi provvedimenti legislativi.

           Secondo tale provvedimento chiunque avesse scoperto nell’ambito del territorio dello Stato giacimenti e miniere di qualsiasi specie doveva darne notizia al Dipartimento delle Finanze; allo scopritore spettava un premio, mentre al proprietario dei terreni spettava un rimborso. 

           Premesso che con le miniere veniva affittata anche la selva del Penna perché da essa si sarebbe dovuto ricavare il carbone di legna da utilizzare per la lavorazione dei metalli (3), notiamo come nelle intenzioni del duca lo sfruttamento minerario non avrebbe dovuto essere fine a se stesso, ma rientrare in un più vasto ambito di ammodernamento, formazione e sviluppo del Ducato: la riattivazione dell’attività mineraria avrebbe infatti dovuto essere avviata contestualmente alla creazione di tutta una rete di infrastrutture e alla formazione di maestranze e tecnici locali.

           A tal fine, il contratto impegnava l’affittuario a realizzare a suo carico nella zona mineraria tutte quelle attrezzature e quelle strutture necessarie per una moderna lavorazione dei metalli, e a realizzare anche un collegamento tra Ferriere e la foresta del Penna.

           Al termine della locazione, strutture, edifici, costruzioni e strade avrebbero poi dovuto tornare gratuitamente allo Stato.

           Sempre per favorire il generale sviluppo del Ducato, il contratto obbligava poi l’affittuario ad assumere unicamente personale locale, eccezion fatta per i tecnici e il personale specializzato in ambito minerario, che però avrebbero dovuto impegnarsi anche nel reclutamento e nella formazione di personale e tecnici locali.

Il contratto si preoccupava anche della tutela delle risorse boschive del Penna: il taglio del legname era infatti consentito solo in aree circoscritte della foresta, non superiori a un ventesimo della sua estensione totale, e doveva essere limitato alle sole quantità di legname effettivamente necessarie per la lavorazione dei metalli. Eventuali, impreviste eccedenze potevano poi eccezionalmente essere messe sul [...]

1)       L’atto amministrativo è conservato presso l’Archivio Notarile Distrettuale di Parma.

2)       Cfr. Giuseppe Franzé, L’ultimo duca di Parma: potere, amministrazione e società nella Parma della metà dell’Ottocento, Modena, Artioli, 1984, p. 151.

3)       Cfr. Relazione della Camera di Commercio ed Arti di Piacenza sull’andamento del commercio ed industria nel proprio distretto (1872), Piacenza, 1873, p. 54.

 

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