Capitolo 2

DAL MEDIOEVO ALL’OTTOCENTO

 

 Per il periodo compreso tra l’età medievale e l’Ottocento i principali studi documentari relativi alla zona del Penna sono sostanzialmente ancora quelli di Giuseppe Micheli, a cui  recentemente si sono aggiunti quelli degli studiosi di ecologia e geografia storica.

L’eminente notaio e uomo politico parmense (1874-1948) affiancò infatti sempre alla libera professione e all’impegno politico-sociale di matrice cattolica anche l’interesse storico, firmando numerosissime pubblicazioni volte alla ricostruzione della storia di Parma e Piacenza e delle loro valli, e articolate attorno ai più svariati argomenti. Tra i suoi molteplici interessi un posto particolare fu ricoperto dalla montagna, e dal Monte Penna in particolare, a cui dedicò diverse pubblicazioni (1), generalmente attendibili perché basate e originate dallo studio diretto e consapevole di fonti documentarie. Fu Micheli, tra l’altro, il primo ad effettuare ricognizioni nell’archivio Doria Landi Pamphili di Roma, cioè nell’archivio dei Landi trasferito a Roma da Gian Andrea Doria, marito dell’ultima discendente dei Landi, Polissena.   

Da parte sua, invece, l’ecologia storica studia la composizione e la struttura faunistica e floristica di una data zona intesa e indagata come manufatto di dimensioni geografico-ambientali, cioè come risultato di tutta una serie di scelte, usi, destinazioni agro-silvo-pastorali che, succedendosi nel corso dei secoli, hanno determinato e innescato vari processi di trasformazione, controllo e rigenerazione, e che gli studiosi ricostruiscono incrociando per l’appunto i dati provenienti dallo studio e dall’analisi del territorio con quelli provenienti dalla ricerca storica, archivistica e toponomastica (2). E’ stato merito degli studiosi di geografia ed ecologia storica, per esempio, se in tempi recenti è stata riscoperta un’abbondante cartografia storica relativa ai secoli XVI-XVIII che comprende descrizioni di confini ricche di particolari topografici e descrittivi, rilevamenti di mappe e disegni, e raccolte di testimonianze approntate al fine di istruire processi relativi a dispute di confine (dal 1550 al 1805 una tortuosa e controversa linea di confine divise infatti la foresta del Penna tra la Repubblica di Genova, i feudi Doria Pamphili e il Ducato di Parma); attraverso la cartografia storica, così, abbiamo acquisito dati e notizie di vario tipo sulla consistenza, la coltivazione, la frequentazione e l’utilizzo della foresta.

I più antichi documenti relativi al Penna ritrovati da Micheli sono gli atti con cui nel 1257 e nel 1287 Ubertino Landi, fondatore della casata e di quel nucleo territoriale che poi sarebbe diventato lo Stato dei Landi, acquistava rispettivamente dal Comune di Piacenza e dall’abate Rubaldo dell’abbazia di Borzone gran parte dell’alta val Taro, compresa appunto la selva del Penna (3).  Fin dal suo primo apparire in atti e documenti ufficiali, dunque, la foresta del Penna appare subito qualificata come proprietà privata, caratteristica che poi l’avrebbe contrassegnata per secoli e che fu sempre per così dire mitigata dalla concessione degli usi civici.

I numerosi documenti reperiti da Micheli e relativi ad epoche successive consistono infatti in descrizioni di visite di confini e in echi e testimonianze di intimazioni, contravvenzioni, arresti, processi relativi all’abusivo ingresso e all’illegale taglio di alberi nella foresta.

La selva, sostanzialmente disabitata e priva di importanti vie di comunicazione, aveva come unico punto di riferimento il cosiddetto “Ospedale”: costituito da una serie di costruzioni di cui ancora oggi si vedono i ruderi non lontano dal passo dell’Incisa, l’Ospedale era un convento di frati in cui erano soliti sostare viandanti e pellegrini. Nel Medio Evo simili rifugi erano molto diffusi in prossimità dei valichi, e nella zona si ha notizia di simili strutture al passo del Bocco, del Tomarlo, del Crociglia e in prossimità della Scaletta (4).  

Nel 1405 lo Stato dei Landi, che aveva come capitale Bardi, ottenne la completa autonomia da Piacenza; nel 1551 ottenne il diritto di [...]

1)     Lo scritto più importante è Il Monte Penna, Quaderni de “La Giovane Montagna”, n. 17, Parma, 1937 (poi ripreso in Documenti intorno al Monte Penna, Estratto dagli Atti della Società Economica di Chiavari, 1939); accenni e notizie di vario tipo sulla zona del Penna possono però essere rintracciati anche in altre pubblicazioni. Com’è noto, l’interesse di Micheli per il Penna in particolare e per la montagna in generale non era tuttavia solo di carattere storico, ma anche escursionistico: dallo zio materno Giovanni Mariotti, a sua volta non solo uomo di cultura e di impegno civile ma anche fondatore (nel 1875) della sezione CAI di Parma, Micheli ereditò infatti il gusto e lo spirito turistico ed escursionistico che contribuirono a renderlo attivo e prolifico organizzatore e promotore di iniziative di ogni tipo. Sugli interessi escursionistici di Micheli cfr. Pier Paolo Mendogni, Giuseppe Micheli e il CAI, in Giorgio Vecchio-Matteo Trufelli (a cura di), Giuseppe Micheli nella storia d’Italia e nella storia di Parma, Roma, Carocci, 2002, pp. 285-291. In merito alla concreta attività politica di Micheli in favore delle zone di montagna cfr. invece Antonio Parisella, Giuseppe Micheli, la montagna e la questione agraria, in Giorgio Vecchio-Matteo Trufelli (a cura di), Giuseppe Micheli nella storia d’Italia e nella storia di Parma, op. cit., pp. 205-238, e Pietro Bonardi, Giuseppe Micheli e una valle: quella del Baganza, in Giorgio Vecchio-Matteo Trufelli (a cura di), Giuseppe Micheli nella storia d’Italia e nella storia di Parma, op. cit., pp. 239-284.

2)       Cfr. ad es. Diego Moreno, Dal documento al terreno, Bologna, Il Mulino, 1990; nel volume è contenuto il saggio Uso multiplo delle risorse: “ronchi” nella selva della Penna (pp. 181 e sgg).

3)       Cfr. Giuseppe Micheli, Il Monte Penna, op. cit., p. 15.

4)       Dell’Ospedale dell’Incisa è rimasta una piccola campanella per la Messa del XIV-XV secolo conservata nella chiesa di Santa Maria del Taro.

 

In vendita su Internet (rivolgersi al Presidente dell'Associazione Emmanueli, Giacomo Bernardi: giacomo.bernardi@tiscalinet.it) e nelle seguenti librerie, edicole, cartolerie ed esercizi pubblici:

 

Albareto (PR): cartoleria Merlini, via del Teatro

Borgotaro (PR): cartolibreria Cavanna, via Nazionale

Bedonia (PR): edicola Zamparini, via Moro

Chiavari (GE):

Ferriere (PC): edicola Calamari, largo Risorgimento

Genova:

Parma: libreria Aurea Parma, strada Al Duomo

Piacenza: libreria Berti, via Legnano; libreria Romagnosi, via Romagnosi; libreria Stucchi, piazza Borgo; libreria Tuttolibri, via S. Antonino

Santa Maria del Taro (PR): edicola Mazza

Santo Stefano d'Aveto (GE): cartoleria Devoto, via Razzetti; rifugio Tomarlo (da Prevetto), località Pianpendini